hieratic Uve












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per Uve Christian Fischer (Weimar 24.8.1924 - Pisa 3.11.2003)

Voglio dire alcune parole su di te, Uve, su come sei, o almeno su come io ti ho conosciuto.
Per condividere con voi la tua memoria, per tenerti con noi.

Come altri qui non ti ho conosciuto da sempre.
Il tuo modo di essere, di vivere, di lottare, so per certo che non solo a me ha portato stimoli nuovi, differenti orizzonti e prospettive di confronto e di crescita.

Intrepido cavaliere turingio, sei calato nelle nostre vite offrendoci l'occasione di un confronto con una esperienze di vita singolare, ricca di vicende, esperienze e libertà di spirito.

Sempre mi ha colpito la tua voglia di conoscere le persone, la curiosità che ti ha mosso a conoscerne le vicende, i modi di vita, le aspirazioni e i sogni.
La tua ampia, ma mai infinita, disponibilità e generosità con gli altri, rappresentava spesso il tentativo di spingerli a trovare la realizzazione di sé. Talvolta pungolandoci a smascherarci a noi stessi attraverso il confronto con la realtà.
Solo da poco ho capito che forse la ricerca del confronto con gli altri era anche parte della ricerca di te stesso, nella tua mai conclusa giovinezza. E' stata una ricerca non autoriflessiva, una spinta a cercare il meglio per sé confrontandosi col mondo.

Uve difficile, tenace e testardo. Impossibile a trattare, talvolta. Succedeva quando avevi l'impressione di perdere il controllo sulla realizzazione dei tuoi desideri, o sulla soddisfazione dei tuoi bisogni spirituali, o di non essere ricambiato.
Intrattabile quando non veniva rispettato il tuo tempo di reazione ed elaborazione delle idee: il tuo tempo interno; oppure quando venivano negletti i tuoi spazi.

Mi ha sempre colpito anche il tuo modo di reagire alle avversità della vita.
Come nei momenti difficili tu cercassi le soluzioni alzando la posta in gioco.
Come rilanciassi la partita cercando di individuare degli obiettivi da raggiungere che ti fornissero l'occasione di migliorare la tua condizione. Erano insomma delle fughe in avanti - mai avventate - che impostavi per cercare la salvezza.
Credo che questa strategia tu l'abbia imparata dalle vicende della tua vita, per salvarti dalle situazioni di pericolo o di esilio - in esilî che talvolta ti sei anche imposto. Così ti sei forzato a cercare appigli in orizzonti più vasti di quelli in cui ti trovavi.
E, fecondo volano, è diventato un abito comportamentale che ha alimentato la tua ricchezza spirituale.

Si, un Uve incessante e frenetico nell'assimilazione del nuovo, nel cercare idee nuove, o informazioni sui mutamenti culturali, e poi preparare meticolosi piani di visita, viaggi, ricognizioni. Tutto per cercare di andare il più in mezzo possibile alle cose del mondo, per cogliere l'essenziale.
È il "succo" della curiosità intellettuale che ti ha sempre animato e che si è sposata con la sana e vitale capacità di mettere in discussione le conoscenze acquisite, per sfuggire all'anestesia di abiti mentali divenuti ormai troppo comodi e frusti.

E in molte delle tue scarrozzate attraverso il mondo sono felice e orgoglioso di esserti stato compagno.
Ricordo con affetto sentieri e autobahn e golene e viottoli e aeroporti e treni e navi e paesaggi e viste che erano veicoli e mete nella ricerca di stimoli nutrienti per scatenare osservazioni sulle variegate manifestazioni del mondo e per trovarvi dentro delle idee.

Ho nostalgia delle primaverili ore blu che rincorrevamo sui monti qui d'intorno. Quando, salendo trepidanti, pregustavamo i panorami e i cieli, prima che la notte annullasse qualsiasi differenza sensibile del paesaggio.
Mi mancano già le scorpacciate d'opere d'arte fatte in capo a una giornata in succulenti - e spesso da te selezionati- musei, dove avidamente andavamo a caccia di composizioni plasticamente felici o iconologicamente interessanti.
Mi mancano le aspettative di cogliere in pochi tratti l'immagine di una città o di un borgo durante fugaci passaggi. Così come mi mancano le baldanzose sfide alla datazione dei condomini di periferia nelle nostre passeggiate.
Mi è caro il ricordo degli scanzonati e propiziatori calci in culo scambiati con affetto al Tempio della Fortuna Primigenia di Palestrina.

E adesso.
Siamo contenti di saperti qui perché -contro ogni evidenza- è vero, come hai detto, che siamo già un pochino in alto e alzando un po' la testa possiamo arrivare a vedere fino al mare.
Si è proprio così!
Rimani dunque con noi Uve, o Christian, e spingici sempre a voler vedere lontano.
A voler solcare mari che ci sembrano impossibili.

Inevitabilmente: ciao, Uve

e calci in culo affettuosissimi.



letto ad Asciano Pisano il 4 novembre 2003 >>>  





Nell'attesa che si avvii una raccolta dei suoi racconti, romanzi, poesie, fotografie, collage e che poi si realizzi una qualche forma di pubblicazione, seguendo questo link si può avere un piccolo esempio dello stile poetico di Uve. Si tratta di una composisizone dedicata alla comunicazione attraverso la posta elettronica.