> Parabrezzoscopia
Questa raccolta di immagini è dedicata al dromologo Paul Virilio, lo studioso che ha a lungo indagato come il movimento e la velocità influenzano la nostra percezione e rappresentazione dello spazio.
''Facendo agire la trasparenza la velocità trasforma le apparenze'' sostiene Virilio*. Il movimento veicolare attraversa lo spazio incontrando luoghi e oggetti che dal '' fondo del paesaggio risalgono alla superficie'' e si proiettano sul parabrezza, invadono l'abitacolo e la percezione istantanea dei suoi occupanti per poi scomparire oltre il lunotto posteriore. Ecco che i cristalli dell'auto diventano schermi di traguardazione della realtà attraversata e appaiono, si compongo e poi scompaiono dalla vista.
Questa raccolta riunisce allora vari capitoli e variazioni di questo tema, che si declina in singoli scatti e composizioni fotografiche che sono stati create a partire da foto riprese dall'interno o dall'esterno di autovetture. Sono lavori che riflettono e indagano queste particolari condizioni e forme di rappresentazione dello spazio, del paesaggio, della figura umana e hanno avuto il loro inizio dalle foto raccolte per la serie Autobahn, inventata sulle strade tedesche a metà anni '80.
*Paul Virilio, L'orizzonte negativo, saggio di dromoscopia, 1984
| Durante un sorpasso degli spiralati sospesi nell'interspazio vuoto di un tir ondeggiano sotto nuvololoni grigi, Germania 1987
Interspazio vuoto ma denso. Lo spazio tra la cabina e il container di un bilico è vuoto, attraversabile dallo sguardo e di dimensione costante. Per questo motivo rappresenta un'unità consistente, che esiste come vuoto creato dalla relazione tra due pieni, inoltre è trasparente e mobile e attraversando e inquadrando il paesaggio si costituisce anche come cornice di percezioni. In sostanza prorio l'articolazione di queste qualità che vengono variamente declinate in ogni percezione minimamente pregante è ciò che rende denso questo spazio. Nel caso specifico, infatti, i molloni spiraliformi che collegano il camion al box furgonato hanno una forma che si adegua e asseconda il fatto che essi oscillano, si estendono e si contraggono; marcano quel vuoto vibrando e in questa fugacissima e irripetibile inquadratura si sposano col chiaroscuro un po' minaccioso delle nuvole sul fondo, combinando così anche il vicino col lontano. Ecco come un vuoto si muove e si riempie di senso producendo una percezione vibrante e turbolenta entro una cornice fissa e transeunte al tempo stesso. E i molloni sono anche autoriflessivi rispetto alla loro funzione di collegamento e riempimento dello spazio e del senso: riempiono lo spazio vibrando e facendolo rispecchiano il sentimento che generano. | Z P |